Lisbona, sardine e Sant’Antonio
Se volete andare a Lisbona ricordatevi di farlo a metà giugno!
Molti credono che sia veneto, ma Sant’Antonio da Padova è portoghese, per la precisione di Lisbona.
Un po’ come San Nicola, diventato Santa Claus, diventato Babbo Natale, che non ha né origini baresi né finlandesi ma è turco e a Rovaniemi si è trasferito solo per la sua passione per gli sport invernali, ma questa è una storia che vi racconterò in un altro post.
Di Padova Sant’Antonio è solo il patrono, nacque infatti a Lisbona, alla fine del XII secolo, e la gente di qui non ha nessuna intenzione dimenticare questo legame, così ogni anno, intorno al 13 giugno, la città celebra il suo santo con una partecipazione che coinvolge ogni quartiere, ogni famiglia e ogni generazione.
In questo periodo i tram gialli che salgono e scendono per le colline, le facciate rivestite di azulejos le note malinconiche del fado che risuonano nelle strade di Alfama diventano solo il contorno delle sardine alla griglia cucinate per le strade dei quartieri storici di Lisbona.
Questo è il momento in cui la città mi piace di più, in cui l’anima della sua gente risale in superficie e ci aiuta a capire davvero la cultura e la tradizione.
Passeggiando per Lisbona in questi giorni, ci accorgiamo subito che qualcosa è cambiato. Le strade si riempiono di ghirlande colorate, lampadine e decorazioni che attraversano i vicoli da una casa all’altra. I quartieri storici si preparano per settimane e ogni piazza diventa un luogo di incontro. La festa non appartiene soltanto alle istituzioni o alla Chiesa: appartiene soprattutto agli abitanti, che la vivono come una parte fondamentale della propria identità festeggiata consumando sardine grigliate!
L’atmosfera più intensa si respira la sera del 12 giugno. In tutta la città si accendono le griglie e l’odore delle sardine arrostite invade le strade. Ovunque troviamo tavoli all’aperto, musica, persone che ballano e gruppi di amici che si ritrovano fino a tarda notte. Le feste popolari arraiais e rappresentano il cuore più autentico della celebrazione. Nei quartieri di Alfama, Mouraria, Graça, Bica e Madragoa le strade diventano un enorme salotto a cielo aperto dove residenti e visitatori si mescolano senza distinzione.
Il momento più spettacolare è senza dubbio quello delle Marchas Populares. La loro storia è relativamente recente, ma oggi sono considerate una delle tradizioni più importanti della città.
Ogni quartiere prepara per mesi una propria sfilata fatta di costumi, musiche, coreografie e scenografie, una sorta di carnevale di Rio senza samba. Quando arriva la notte del 12 giugno, i gruppi sfilano lungo l’Avenida da Liberdade davanti a migliaia di spettatori. Ogni quartiere cerca di raccontare la propria storia e di esprimere il proprio orgoglio attraverso colori, canti e danze. Dietro pochi minuti di esibizione si nascondono mesi di lavoro e una straordinaria partecipazione collettiva.
Le marchas raccontano una Lisbona ideale, fatta di pescatori, marinai, venditrici di fiori, lavoratori del porto e figure popolari che appartengono alla memoria della città. Le canzoni celebrano il Tago, Sant’Antonio, l’amore e la vita dei quartieri. È una festa che unisce folklore, teatro, musica e senso di appartenenza, e osservandola si comprende quanto forte sia ancora oggi il legame tra i lisboeti e il luogo in cui vivono.
Sant’Antonio è anche il santo degli innamorati e del matrimonio. Per questo motivo una delle tradizioni più caratteristiche è quella dei Casamentos de Santo António, i matrimoni collettivi organizzati dal Comune. Diverse coppie vengono sposate nello stesso giorno, dando vita a una cerimonia molto seguita e sentita dalla popolazione. Questa usanza contribuisce a rafforzare l’immagine di Sant’Antonio come protettore dell’amore e della famiglia.
Tra le tradizioni più curiose troviamo anche il manjerico, un vaso di basilico ornamentale a voglia piccola, che viene regalato alla persona amata insieme a una quartina in versi, un gesto semplice ma ricco di significato, che ancora oggi continua a essere praticato durante le feste.
Incontrai per la prima volta questo tipo di basilico in Cappadocia sotto al portico davanti a casa. Nei vasi ce sono folti ciuffi che, scompigliati con la mano, diffondono un buonissimo profumo.
Il 13 giugno, dopo la lunga notte di celebrazioni popolari, la città vive il suo momento più religioso. Una grande processione attraversa le vie dell’antica Lisbona portando l’immagine del santo tra le strade che lo videro nascere. L’atmosfera cambia completamente: il rumore della festa lascia spazio alla devozione e alla memoria. È come se la città volesse ricordare che dietro le luci, la musica e l’allegria esiste una figura che da oltre otto secoli occupa un posto speciale nel cuore dei lisboeti.
Se le viviamo nel modo giusto, le feste di Sant’Antonio diventano il momento in cui Lisbona racconta sé stessa nel modo più tradizionale, interiore e autentico.
Racconta la propria storia, i propri quartieri, le proprie tradizioni e il profondo senso di comunità che ancora oggi caratterizza la città. La prima volta ci sono capitato per caso, ho accettato la proposta di uno stop-over sulla rotta per Madera proposto da TAP, ora invece ci torno consapevole di finire in una pantagruelica festa di colori, musiche, costumi e sardine.